lunedì 12 settembre 2011

Il settimo sigillo (1957)


Al ritorno dalle crociate, un cavaliere incontra la morte; è infatti giunta la sua ora. Antonius Block, il cavaliere, riesce a venire a patti con essa ed intraprendere una partita a scacchi che gli permetterà di portare a termine una sua azione. La partita si svolge nel corso di vari incontri tra Block e la Morte. Accompagnato dal suo scudiero Jons si mette in viaggio lungo un paese infestato dalla peste. Sono tempi duri, tempi di guerre, malattie, caccia alle streghe, tempi a cui riesce a far da contrasto una famiglia di saltimbanchi che si guadagna da vivere proponendo spettacoli vari. La morte alla fine riuscirà a dare scacco matto al cavaliere e portare a termine la sua missione.

Block è un uomo che, nonostante i dieci hanni passati combattendo in Terra Santa, non ha più fede in Dio o che perlomeno è invaso da moltissimi dubbi riguardo alla sua esistenza e proprio questo è il suo ultimo scopo del girovagare: cercare di capire, chiedendo a "preti", "streghe" e infine alla morte stessa se vi sia un qualche Dio. Si rivolge a loro poichè sono gli "interpreti" più vicini e quindi indicati ad avere una qualche risposta; vale per la "strega" che possa fare da tramite tra lui e il Diavolo (in quanto il Diavolo deve sicuramente saperne qualcosa, ma il Diavolo non c'è) e vale per la "morte" quale ambasciatore e ultimo tramite del disegno divino (ma anch'essa non conosce alcun segreto...). Block sarà però l'unico personaggio della compagnia a rivolgersi al Signore, segno che lui in fondo crede e vuole credere, ma ha bisogno di segni, prove.

Lo scudiero Jons invece è più pragmatico, sicuro nella sua convinzione che Dio non esista; è scettico sulla bontà di una guerra santa (voluta da qualcuno che poi se n'è rimasto pacificamente a casa) ed è vendicativo verso il prete che dieci anni prima aveva insistito affinchè partissero per combattere questa guerra (prete che verrà riconosciuto intento a derubare i cadaveri...).

La famiglia dei saltimbanchi al contrario, sembra vivere in un mondo diverso: gioioso e pieno di aspettative e sogni per il futuro del piccolo Mikael.

Per tutto il film si respira un'aria tetra, grigia, di morte appunto. E' chiaramente la morte la protagonista del film, che imperversa ovunque. La troviamo in un corpo abbandonato lungo la strada, nei dipinti delle chiese, nelle processioni di auto-flagellatori e predicatori, nel rogo della giovane "strega", nella morte dell'attore (morte "teatrale" prima e reale poi). A tutto questo porta il suo contributo il bianco e nero, nero che predomina in moltissime scene.

Protagonista è quindi la morte, una certezza inevitabile, e la presenza di Dio a cui non si riesce invece a dare una risposta.

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